Come ogni anno, il 27 gennaio (Giornata della Memoria) la comunità gay e lesbica ricorda le vittime omosessuali del fascismo e del nazismo.
Raramente si ricorda che nella Germania nazista, a fianco di ebrei e politici dissidenti, sin dal 1933 diverse migliaia di omosessuali furono internate nei campi di concentramento. Confinati in blocchi speciali, sottoposti ad esperimenti medici e ad ogni sorta di violenza ed abbruttimento, fino alla fine degli anni trenta, quando si fece più feroce la furia genocida antiebraica, furono loro la feccia dei lager, nei quali comunque non rimanevano a lungo, destinati come erano ad una rapida eliminazione. Erano resi riconoscibili dagli altri internati attraverso un triangolo rovesciato di stoffa rosa (che era giallo per gli ebrei, rosso per i politici, verde per i criminali comuni, viola per i Testimoni di Geova, marrone per gli zingari) cucito sulla loro casacca.
Raramente si ricorda che nella Germania nazista, a fianco di ebrei e politici dissidenti, sin dal 1933 diverse migliaia di omosessuali furono internate nei campi di concentramento. Confinati in blocchi speciali, sottoposti ad esperimenti medici e ad ogni sorta di violenza ed abbruttimento, fino alla fine degli anni trenta, quando si fece più feroce la furia genocida antiebraica, furono loro la feccia dei lager, nei quali comunque non rimanevano a lungo, destinati come erano ad una rapida eliminazione. Erano resi riconoscibili dagli altri internati attraverso un triangolo rovesciato di stoffa rosa (che era giallo per gli ebrei, rosso per i politici, verde per i criminali comuni, viola per i Testimoni di Geova, marrone per gli zingari) cucito sulla loro casacca.
Soltanto un mese dopo l’ascesa al potere di Hitler il nuovo governo nazista proibì tutti i periodici della comunità omosessuale e mise fuori legge tutte le organizzazioni omosessuali. Il vice di Hirschfeld, Kurt Hiller venne arrestato e inviato nove mesi nel campo di concentramento di Oranienburg.
Il 6 maggio 1933 la sede dell’Istituto di Sessuologia veniva devastata e i libri della biblioteca sequestrati e bruciati. Hirschfeld – che era impegnato in un ciclo di conferenze all’estero – sfuggì all’arresto ma non poté rientrare in Germania. La principale casa editrice omosessuale, di proprietà di Adolf Brand, venne devastata cinque volte.
Tra la primavera e l’estate 1933 vennero sistematicamente chiusi tutti i luoghi pubblici di ritrovo classificandoli come “minacce all’ordine pubblico”. L’Eldorado fu il primo locale ad essere chiuso.
Tra la primavera e l’estate 1933 vennero sistematicamente chiusi tutti i luoghi pubblici di ritrovo classificandoli come “minacce all’ordine pubblico”. L’Eldorado fu il primo locale ad essere chiuso.
Nel 1934 dopo la famosa “Notte dei Lunghi Coltelli” che vide l’eliminazione delle SA (l’ala sinistra del partito nazista) e del suo capo Rohm (anch’egli omosessuale) l’attacco divenne ancora più violento. Nel 1935, un anno prima la promulgazione delle leggi discriminatorie contro gli ebrei, il governo nazista riprese in mano il “Paragrafo 175″ allargandone la casistica e ampliandone la portata. Il nuovo testo della legge era il seguente:
“Un uomo che commetta un atto sessuale contro natura con un altro uomo o che permetta ad un altro di commettere su di sé atti sessuali contro natura sarà punito con la prigione. Qualora una delle due persone non abbia compiuto i ventun anni di età al momento dell’atto, la Corte può, specialmente nei casi meno gravi, astenersi dall’irrogare la pena”
Seguiva un articolo aggiuntivo ed esplicativo:
175a: “I lavori forzati sino a dieci anni o, in caso di circostanze attenuanti, il carcere di durata non inferiore ai tre mesi saranno applicati a:
1) un uomo che con la violenza o la minaccia di violenza costringa un altro uomo a commettere atti sessuali contro natura o consenta ad essere oggetto di atti sessuali contro natura;
2) un uomo che approfittando del rapporto di dipendenza sia esso servizio, impiego o subordinazione, induca un altro uomo a commettere atti sessuali contro natura o consenta ad essere oggetto di atti sessuali contro natura;
3) Un uomo maggiore di 21 anni che seduca un altro uomo minore di 21 anni per commettere atti contro natura o per far si che vengano commessi su se stesso;
4) Un uomo che pubblicamente compia atti contro natura con altri uomini o offra se stesso per gli stessi atti.”
1) un uomo che con la violenza o la minaccia di violenza costringa un altro uomo a commettere atti sessuali contro natura o consenta ad essere oggetto di atti sessuali contro natura;
2) un uomo che approfittando del rapporto di dipendenza sia esso servizio, impiego o subordinazione, induca un altro uomo a commettere atti sessuali contro natura o consenta ad essere oggetto di atti sessuali contro natura;
3) Un uomo maggiore di 21 anni che seduca un altro uomo minore di 21 anni per commettere atti contro natura o per far si che vengano commessi su se stesso;
4) Un uomo che pubblicamente compia atti contro natura con altri uomini o offra se stesso per gli stessi atti.”
L’omosessualità maschile veniva differenziata da quella femminile. Secondo il Ministro della Giustizia Frick infatti “Considerando gli omosessuali maschi ad essere danneggiata è la fertilità poiché, usualmente costoro non procreano. Ciò non è ugualmente vero per quanto riguarda le donne o almeno non con la medesima ampiezza. Il vizio è più pericolo tra uomini piuttosto che tra donne”. Alla fine del 1936 venne costituito l’Ufficio Centrale per la lotta all’omosessualità e all’aborto. Il decreto che istituiva l’Ufficio recitava: “L’alto numero di aborti ancora commessi provoca considerevoli pericoli alla politica demografica e alla salute della nazione costituendo anche un grave attentato ai fondamenti ideologici del nazionalsocialismo. Le attività omosessuali di una non trascurabile parte della popolazione, costituiscono una seria minaccia per la gioventù. Tutto ciò richiede l’adozione di più incisive misure contro queste malattie nazionali”.
Le più incisive misure ebbero negli anni successivi un nome:
campi di concentramento.
Le porte dei campi di concentramento si aprirono per gli omosessuali molto presto: nel 1933 abbiamo i primi internamenti a Fuhlsbuttel, nel 1934 a Dachau e Sachsenhausen. Molte centinaia furono internati in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936 per “ripulire le strade”.
Tuttavia le cifre – se confrontate con l’enormità dello sterminio degli ebrei europei – mostrano un atteggiamento apparentemente contraddittorio da parte delle autorità naziste. Vi è concordanza sulle cifre degli omosessuali morti nei campi di concentramento tra il 1933 ed il 1945: circa 7.000. Si trattava per la quasi totalità di omosessuali di nazionalità tedesca, poiché, a differenza degli Ebrei e degli Zingari, i nazisti non perseguitarono o cercarono di perseguitare gli omosessuali non tedeschi. Sempre tra il 1933 ed il 1945 le persone processate per la violazione del Paragrafo 175 furono circa 60.000, di questi circa 10.000 vennero internati nei campi di concentramento. Gli altri furono condannati a pene detentive. Come si spiega questo apparente trattamento “mite”?
Tuttavia le cifre – se confrontate con l’enormità dello sterminio degli ebrei europei – mostrano un atteggiamento apparentemente contraddittorio da parte delle autorità naziste. Vi è concordanza sulle cifre degli omosessuali morti nei campi di concentramento tra il 1933 ed il 1945: circa 7.000. Si trattava per la quasi totalità di omosessuali di nazionalità tedesca, poiché, a differenza degli Ebrei e degli Zingari, i nazisti non perseguitarono o cercarono di perseguitare gli omosessuali non tedeschi. Sempre tra il 1933 ed il 1945 le persone processate per la violazione del Paragrafo 175 furono circa 60.000, di questi circa 10.000 vennero internati nei campi di concentramento. Gli altri furono condannati a pene detentive. Come si spiega questo apparente trattamento “mite”?
I nazisti distinguevano tra “cause ambientali” che avevano condotto alla omosessualità e “omosessualità abituale”.
Nel primo caso il carcere duro, i lavori forzati, le cure psichiatriche e la castrazione volontaria erano ritenuti provvedimenti utili al reinserimento nella società. Nel secondo caso invece l’omosessualità veniva considerata incurabile.
Il tasso di mortalità degli omosessuali nei campi fu del 60% contro il 41% dei prigionieri politici ed il 35% dei Testimoni di Geova. Un altro dato significativo è dato dal fatto che due terzi degli omosessuali internati morirono durante il primo anno di permanenza nei campi.
Il tasso di mortalità degli omosessuali nei campi fu del 60% contro il 41% dei prigionieri politici ed il 35% dei Testimoni di Geova. Un altro dato significativo è dato dal fatto che due terzi degli omosessuali internati morirono durante il primo anno di permanenza nei campi.
Questi dati portano a due conclusioni ancorché provvisorie.
La prima: tra gli omosessuali internati un considerevole numero doveva essere rappresentato dalla fascia di “omosessualità abituale” più evidente e cioè dalle transessuali. La seconda: l’omosessualità “abituale” veniva considerata una malattia degenerativa della “razza ariana” e, per questo motivo, sugli omosessuali vennero condotti con particolare intensità esperimenti pseudoscientifici quasi sempre – come vedremo – mortali. In più, come emerge dalle testimonianze, l’accanimento delle SS contro gli omosessuali era particolarmente violento.
A questo si aggiunga che i detenuti omosessuali – a differenza delle altre categorie – secondo numerose testimonianze assumevano un atteggiamento di rinuncia alla sopravvivenza con un tasso di suicidi (gettandosi sul filo spinato elettrificato dei campi o rifiutando il cibo) estremamente elevato. Più di altri prigionieri gli omosessuali subivano un crollo psicologico profondissimo.
In un primo tempo gli internati in base al Paragrafo 175 erano costretti ad indossare un bracciale giallo con una “A” al centro. La “A” stava per la parola tedesca“Arschficker”, sodomita. Altre varianti furono dei punti neri o il numero “175″ in relazione all’articolo di legge. Soltanto successivamente, seguendo la rigida casistica iconografica nazista venne adottato un triangolo rosa cucito all’altezza del petto.
La prima: tra gli omosessuali internati un considerevole numero doveva essere rappresentato dalla fascia di “omosessualità abituale” più evidente e cioè dalle transessuali. La seconda: l’omosessualità “abituale” veniva considerata una malattia degenerativa della “razza ariana” e, per questo motivo, sugli omosessuali vennero condotti con particolare intensità esperimenti pseudoscientifici quasi sempre – come vedremo – mortali. In più, come emerge dalle testimonianze, l’accanimento delle SS contro gli omosessuali era particolarmente violento.
A questo si aggiunga che i detenuti omosessuali – a differenza delle altre categorie – secondo numerose testimonianze assumevano un atteggiamento di rinuncia alla sopravvivenza con un tasso di suicidi (gettandosi sul filo spinato elettrificato dei campi o rifiutando il cibo) estremamente elevato. Più di altri prigionieri gli omosessuali subivano un crollo psicologico profondissimo.
In un primo tempo gli internati in base al Paragrafo 175 erano costretti ad indossare un bracciale giallo con una “A” al centro. La “A” stava per la parola tedesca“Arschficker”, sodomita. Altre varianti furono dei punti neri o il numero “175″ in relazione all’articolo di legge. Soltanto successivamente, seguendo la rigida casistica iconografica nazista venne adottato un triangolo rosa cucito all’altezza del petto.
La vita nei campi di concentramento per i “triangoli rosa” fu terribile e seconda soltanto ai prigionieri ebrei. La storia di Heinz Heger in questo senso è illuminante. Heinz Heger era uno studente ventiduenne dell’Università di Vienna senza alcun impegno politico, non era membro dell’associazione studentesca nazista né di qualsiasi altra organizzazione. Cresciuto in una famiglia cattolica osservante ciononostante trovò in sua madre comprensione e accettazione per la sua omosessualità. Heinz non fece mistero con nessuno della propria omosessualità e gli effetti non tardarono a manifestarsi. Il padre venne licenziato e intorno alla famiglia si fece il vuoto a causa dell’arresto di Heinz per violazione dell’Articolo 175. A seguito dell’arresto il padre si suicidò lasciando un biglietto per la moglie con queste parole: “E’ troppo per me. Perdonami. Dio protegga nostro figlio”. Arrestato nel 1939 Heinz venne processato e condannato a 6 mesi di prigione. Il partner di Heinz non venne giudicato per “disordini mentali”. Trascorsi i 6 mesi ad Heinz venne notificato che su richiesta del Dipartimento Centrale di Sicurezza non sarebbe stato scarcerato ma trasferito al campo di concentramento di Sachsenhausen. Qui dopo essere stato malmenato come benvenuto e lasciato ore in piedi nel campo in pieno inverno venne sistemato nel blocco degli omosessuali che all’epoca ospitava 180 persone. In omaggio all’idea nazista che attraverso il lavoro duro si otteneva la “purificazione” i prigionieri erano adibiti a lavori pesanti senza senso come spazzare la neve a mani nude trasportandola su un lato della strada per poi essere costretti a portarla tutta sul lato opposto. A maggio del 1940 venne trasferito al campo di concentramento di Flossenburg dove rimase sino alla fine della guerra. Con la liberazione dei campi da parte degli Alleati paradossalmente i triangoli rosa non riacquistarono la libertà. Americani ed Inglesi non considerarono gli omosessuali alla stessa stregua degli altri internati ma criminali comuni. In più non considerarono gli anni passati in campo di concentramento equivalenti agli anni di carcere. Ci fu così chi, condannato a otto anni di prigione, aveva trascorso cinque anni di carcere e tre di campo e per questo venne trasferito in prigione per scontare altri tre anni di carcere.
Vi fu una persecuzione del lesbismo?
Abbiamo visto che l’Articolo 175 che condannava l’omosessualità maschile non prendeva in considerazione quella femminile.
Il lesbismo non era considerato dalle autorità una minaccia o un “sabotaggio socio-sessuale” dei fondamenti del Terzo Reich, perciò, a patto che non dessero pubblico scandalo le lesbiche non furono formalmente perseguitate.
D’altro canto la condizione femminile nella Germania pre-nazista era tale che alle donne era vietato aderire a partiti od organizzazioni politiche.
Fu per questo che, anche negli anni nei quali il movimento omosessuale ebbe maggiore forza, le lesbiche si limitarono a frequentare i locali della Berlino omosessuale senza esporsi ad un impegno politico palese. Ciononostante alcuni luoghi di ritrovo lesbici a Berlino come il “Dorian Gray” e il “Flauto Magico” divennero luoghi nei quali l’omosessualità femminile incominciò a organizzarsi.
Il lesbismo non era considerato dalle autorità una minaccia o un “sabotaggio socio-sessuale” dei fondamenti del Terzo Reich, perciò, a patto che non dessero pubblico scandalo le lesbiche non furono formalmente perseguitate.
D’altro canto la condizione femminile nella Germania pre-nazista era tale che alle donne era vietato aderire a partiti od organizzazioni politiche.
Fu per questo che, anche negli anni nei quali il movimento omosessuale ebbe maggiore forza, le lesbiche si limitarono a frequentare i locali della Berlino omosessuale senza esporsi ad un impegno politico palese. Ciononostante alcuni luoghi di ritrovo lesbici a Berlino come il “Dorian Gray” e il “Flauto Magico” divennero luoghi nei quali l’omosessualità femminile incominciò a organizzarsi.
Spuntarono opere letterarie che fecero un certo scalpore come “Frauenliebe” (“Amore femminile”) e “Die Freundin” (“L’amante donna).
Già nel 1928 a causa della reazione conservatrice gli spazi di libertà per le lesbiche vennero a restringersi: con l’avvento del nazismo anche questi limitati spazi di “libertà” scomparvero. La censura si abbatté sulle pubblicazioni “immorali”: “Die Freundin” venne messo all’indice in base alla “Legge sulla protezione della gioventù dalle pubblicazioni oscene”, vi furono richieste in parlamento di una legge che perseguisse esplicitamente il lesbismo e numerosi attacchi sulla stampa vennero dal più impegnato conservatore dell’epoca su questo fronte: Erhard Eberhard che sostenne che il movimento per i diritti civili delle donne era un movimento di facciata per promuovere la corruzione dei costumi femminili in Germania. Quando nel 1933 i nazisti arrivarono al potere proprio in virtù della loro convinzione che la donna fosse inferiore all’uomo, si disinteressarono al problema. Ciò non significò che essere lesbiche fosse consentito come stile di vita. All’indomani della presa del potere i nazisti chiusero tutti i locali di ritrovo e crearono un clima di costante timore incoraggiando le azioni di polizia e le denunce anonime contro le lesbiche. Bastava la lettera anonima di un vicino di casa per ritrovare alla propria porta la Gestapo.
Già nel 1928 a causa della reazione conservatrice gli spazi di libertà per le lesbiche vennero a restringersi: con l’avvento del nazismo anche questi limitati spazi di “libertà” scomparvero. La censura si abbatté sulle pubblicazioni “immorali”: “Die Freundin” venne messo all’indice in base alla “Legge sulla protezione della gioventù dalle pubblicazioni oscene”, vi furono richieste in parlamento di una legge che perseguisse esplicitamente il lesbismo e numerosi attacchi sulla stampa vennero dal più impegnato conservatore dell’epoca su questo fronte: Erhard Eberhard che sostenne che il movimento per i diritti civili delle donne era un movimento di facciata per promuovere la corruzione dei costumi femminili in Germania. Quando nel 1933 i nazisti arrivarono al potere proprio in virtù della loro convinzione che la donna fosse inferiore all’uomo, si disinteressarono al problema. Ciò non significò che essere lesbiche fosse consentito come stile di vita. All’indomani della presa del potere i nazisti chiusero tutti i locali di ritrovo e crearono un clima di costante timore incoraggiando le azioni di polizia e le denunce anonime contro le lesbiche. Bastava la lettera anonima di un vicino di casa per ritrovare alla propria porta la Gestapo.
Molte lesbiche cambiarono città per rompere i legami con i circoli che avevano frequentato, altre si sposarono con omosessuali maschi per ridurre la loro visibilità. Ciononostante i nazisti continuarono a sorvegliare con particolare attenzione le lesbiche. Se anche l’omosessualità femminile non era considerata un reato esplicitamente vietato dalla legge, le lesbiche vennero ugualmente perseguitate non in quanto tali ma in quanto “asociali”. Così ufficialmente non vi furono arresti per lesbismo ma per comportamenti personali contrari all’ideologia nazista. Nei campi di concentramento le lesbiche non furono catalogate come omosessuali ma come pervertite alla stessa stregua delle prostitute. Questa distinzione era marcata dal fatto che per esse nei campi vi fu l’obbligo di indossare il triangolo nero, simbolo delle prostitute. Si deve aggiungere che la politica del lavoro nazista danneggiò ulteriormente le lesbiche. Poiché il lavoro femminile era guardato con sospetto e i posti di responsabilità negati alle donne, le lesbiche – perlopiù non coniugate – si trovarono a dover combattere con drammatici problemi economici. La mancata persecuzione esplicita del lesbismo non toglie nulla alla repressione generalizzata che queste persone subirono ed al clima di paura nel quale vissero per tutta la durata del regime.
For you.




_and_other_Jewish_refugees_in_Vevey,_Switzerland,_1942.jpg)



Grazie per questa pagine di informazione storiografica spesso trascurata, grazie davvero molte.
RispondiEliminaNella speranza che mai più accadano cose simili anche se a quanto pare il genere umano non smette di perseguire la diversità, di qualsiasi tipo, neanche ora.
Purtroppo i campi esistono anche oggi!
Un bacio
Fede_Broc
Broccoletto mio...
Eliminahai proprio ragione...ma io vado con la speranza che grandi come Obama abbiano la forza di perseguire e portare avanti le loro idee con la convinzione che siano la cosa più "normale" che si possano fare...E spero con le elezioni anche in italia cambi davvero qualcosa, la crisi, le teste della gente e quant'altro!!!
kizz
Grazie per aver riassunto il tutto cosi' chiaramente
RispondiEliminaGrazie Quid...
Eliminaper me è sempre un "dovere" ricordare quello che è sucesso sia nel bene e purtroppo sia nel male!!!
Benvenuto nel Blog!!!!!!
VERISSIMO... DA NON DI MENTICARE MAI !
RispondiElimina